19 gennaio 2012

l'educazione delle fanciulle



lo sapete benissimo,sono una fan sfegatata della Litty...ma questo libro è uno di quelli da incastonare nella propria libreria,due grandissime Donne si sono incontrate a parlare del mondo femminile.

Un libro da leggere in silenzio perchè il suono della tua risata echegerà tra le pagine,sentirai vicina l'ironia di entrambe...così lontane per il vissuto,ma così vicine per l'intelligenza di mettere a soqquadro quello che le circonda.

bisogna sempre avere il coraggio di mettersi a nudo.

una donna degli anni 30 con una degli anni 70...mentre il mondo cambiava le donne rimanevano ferme?


Franca Valeri:«Cara Luciana, l’obiettivo primo della fantasia femminile è l’amore. La ragazza di oggi magari fantastica, ma su dati reali; quella di ieri, fantasticava veramente».


L.Littizzetto:«Vedi, Franca, anche noi fantasticavamo, ma prima dovevi verificare se il Principe era azzurro o se tendeva al verde rospo. Bisogna baciarne un sacco per trovare quello che non ti allappa la lingua come i cachi acerbi».


Un dialogo tra due signorine perbene,si passa dal comico alla riflessione,per farvi capire questo libro vi posto qualche riga...


FRANCA VALERI

Non ricordo che mi si sia mai prospettato un comportamento da«signorina». Ma i comportamenti a dispetto delle imposizioni si respirano. La mamma andava qualche volta al ricevimento di nozze della figlia di un collega di papàe tornava annoiata dicendo: «Hanno avuto fortuna, perché è proprio bruttina». Il matrimonio,un buon matrimonio, era il coronamento dell’impegno assunto mettendo le figlie al mondo.Bomboniera d’argento contro regalo d’argento. La figlia della cuoca, che aveva destato qual-che preoccupazione perché era non si sa come molto bella, mandava tramite la madre un pi-attino di porcellana contro un servizio da caffè di porcellana. Un abisso fra i viaggi di nozze:un mese tra Parigi, Vienna e Budapest contro tre giorni a Venezia. Poi, la vita. Che cosa erasuccesso prima?L’educazione (termine vago che comprende il mondo) era assolutamente in base alle pos-sibilit finanziarie. Mi direte: anche adesso. No, adesso ci sono anche altri problemi per con-cedersi questo lusso. Perché voi avete un altro «ieri». La giovinetta respirava in tutto il suoquotidiano il timore del peccato. Mancavano alla liberalizzazione due elementi fondamentaliper l’evoluzione a venire: il divorzio e la televisione. Senza quei due bene o male uniti, esenza scene di sesso in corso, anche in cucina era facile considerare il bacio (semplicesfioramento di labbra, ben inteso) come un atto punibile da Dio. Con questa certezza, accom-pagnata da molta ignoranza, il matrimonio era un miraggio. Almeno l’ottanta per cento dellefanciulle ci arrivava, come dicono al Sud, «integra». Questo permetteva ai pranzi di nozze unpo’ sempliciotti certi sgradevoli lazzi allusivi da parte degli uomini.

Tutto ciò è ormai impensabile.


LUCIANA LITTIZZETTO

Tu vieni da una famiglia borghese, mentre la mia era unafamiglia popolare. Certo, anche a me hanno insegnato il rispetto nei confronti degli altri evalori importanti come i tuoi, però mi sono mancate le «convenzioni». Non ricordo che sia maistata organizzata una cena in casa quando ero piccola. A parte comunioni e cresime e quellerobe lì, dico. Non si facevano incontri mondani. I miei erano lattai e arrivavano a casa dal ne-gozio che erano sfrantecati. Non ne potevano più di vedere gente. Erano molto cattolici, moltoDc, quindi molto regular, e quindi erano ancora meno propensi alle svirgolate. E comunqueanche la mia educazione è stata piuttosto rigida. Ero pure figlia unica, figurarsi, e donna, atutti gli effetti un’aggravante. Mia mamma ancora adesso, se incontriamo una persona checonosciamo, mi dice: «Saluta». Ho quarantasei anni, non so, vedi tu. «Saluta». Cioè, iol’ammazzerei, tutte le volte. Quando ero piccola il suo ammonimento principe era:«Comportati bene, devi essere una brava ragazza». E la «brava ragazza» si cementava la jolanda e dall’ombelico in giù non sapeva che cos’aveva a disposizione. Era tipo la Barbie. Unblocco unico, di plastica, senza possibilità di interazione con gli altri. Dici che negli anniTrenta il sesso era un atto punibile da Dio, ma anche per me la verginità era un valore, anchese poi si è persa quasi subito, però con molto senso di colpa. Oltretutto, per non farmi man-care niente, sono reduce da una scuola di suore. Quindi rispetto ad altre donne della miagenerazione non ho potuto tanto praticare, sono stata chiusa in galera col 41 bis, e questacosa delle cosce capricciose me la sono portata avanti nel tempo… Se guardo al mio caso, la differenza vera mi sembra l’idea del matrimonio. Hai detto cheai tuoi tempi era un miraggio, il coronamento dell’impegno assunto mettendo una fanciulla almondo. Be’, personalmente al matrimonio non ho mai creduto, né come sacramento né tanto-meno come istituzione, come promessa. Ho sempre avuto delle relazioni lunghe, sono unamonogama seriale, ma non riesco a pensare che una cosa sia per sempre. Cosa c’è persempre? Niente. La Carrà, forse, e Pippo Baudo. Per il resto non c’è nulla per sempre. Comefaccio a dire che ti amerò per sempre? Ti posso promettere che ti amerò più che posso, manon per sempre.Forse una volta si viveva come se le cose potessero durare per tutta la vita e il futurofosse più o meno già scritto e ogni tappa stabilita in partenza. Ora no. Io posso dire ti amo.Ma non è detto che sia per sempre.

1 commento:

sara ha detto...

comprato e letto appena hai scritto il post!mi sono spaccata dalle risate