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19 gennaio 2012

l'educazione delle fanciulle



lo sapete benissimo,sono una fan sfegatata della Litty...ma questo libro è uno di quelli da incastonare nella propria libreria,due grandissime Donne si sono incontrate a parlare del mondo femminile.

Un libro da leggere in silenzio perchè il suono della tua risata echegerà tra le pagine,sentirai vicina l'ironia di entrambe...così lontane per il vissuto,ma così vicine per l'intelligenza di mettere a soqquadro quello che le circonda.

bisogna sempre avere il coraggio di mettersi a nudo.

una donna degli anni 30 con una degli anni 70...mentre il mondo cambiava le donne rimanevano ferme?


Franca Valeri:«Cara Luciana, l’obiettivo primo della fantasia femminile è l’amore. La ragazza di oggi magari fantastica, ma su dati reali; quella di ieri, fantasticava veramente».


L.Littizzetto:«Vedi, Franca, anche noi fantasticavamo, ma prima dovevi verificare se il Principe era azzurro o se tendeva al verde rospo. Bisogna baciarne un sacco per trovare quello che non ti allappa la lingua come i cachi acerbi».


Un dialogo tra due signorine perbene,si passa dal comico alla riflessione,per farvi capire questo libro vi posto qualche riga...


FRANCA VALERI

Non ricordo che mi si sia mai prospettato un comportamento da«signorina». Ma i comportamenti a dispetto delle imposizioni si respirano. La mamma andava qualche volta al ricevimento di nozze della figlia di un collega di papàe tornava annoiata dicendo: «Hanno avuto fortuna, perché è proprio bruttina». Il matrimonio,un buon matrimonio, era il coronamento dell’impegno assunto mettendo le figlie al mondo.Bomboniera d’argento contro regalo d’argento. La figlia della cuoca, che aveva destato qual-che preoccupazione perché era non si sa come molto bella, mandava tramite la madre un pi-attino di porcellana contro un servizio da caffè di porcellana. Un abisso fra i viaggi di nozze:un mese tra Parigi, Vienna e Budapest contro tre giorni a Venezia. Poi, la vita. Che cosa erasuccesso prima?L’educazione (termine vago che comprende il mondo) era assolutamente in base alle pos-sibilit finanziarie. Mi direte: anche adesso. No, adesso ci sono anche altri problemi per con-cedersi questo lusso. Perché voi avete un altro «ieri». La giovinetta respirava in tutto il suoquotidiano il timore del peccato. Mancavano alla liberalizzazione due elementi fondamentaliper l’evoluzione a venire: il divorzio e la televisione. Senza quei due bene o male uniti, esenza scene di sesso in corso, anche in cucina era facile considerare il bacio (semplicesfioramento di labbra, ben inteso) come un atto punibile da Dio. Con questa certezza, accom-pagnata da molta ignoranza, il matrimonio era un miraggio. Almeno l’ottanta per cento dellefanciulle ci arrivava, come dicono al Sud, «integra». Questo permetteva ai pranzi di nozze unpo’ sempliciotti certi sgradevoli lazzi allusivi da parte degli uomini.

Tutto ciò è ormai impensabile.


LUCIANA LITTIZZETTO

Tu vieni da una famiglia borghese, mentre la mia era unafamiglia popolare. Certo, anche a me hanno insegnato il rispetto nei confronti degli altri evalori importanti come i tuoi, però mi sono mancate le «convenzioni». Non ricordo che sia maistata organizzata una cena in casa quando ero piccola. A parte comunioni e cresime e quellerobe lì, dico. Non si facevano incontri mondani. I miei erano lattai e arrivavano a casa dal ne-gozio che erano sfrantecati. Non ne potevano più di vedere gente. Erano molto cattolici, moltoDc, quindi molto regular, e quindi erano ancora meno propensi alle svirgolate. E comunqueanche la mia educazione è stata piuttosto rigida. Ero pure figlia unica, figurarsi, e donna, atutti gli effetti un’aggravante. Mia mamma ancora adesso, se incontriamo una persona checonosciamo, mi dice: «Saluta». Ho quarantasei anni, non so, vedi tu. «Saluta». Cioè, iol’ammazzerei, tutte le volte. Quando ero piccola il suo ammonimento principe era:«Comportati bene, devi essere una brava ragazza». E la «brava ragazza» si cementava la jolanda e dall’ombelico in giù non sapeva che cos’aveva a disposizione. Era tipo la Barbie. Unblocco unico, di plastica, senza possibilità di interazione con gli altri. Dici che negli anniTrenta il sesso era un atto punibile da Dio, ma anche per me la verginità era un valore, anchese poi si è persa quasi subito, però con molto senso di colpa. Oltretutto, per non farmi man-care niente, sono reduce da una scuola di suore. Quindi rispetto ad altre donne della miagenerazione non ho potuto tanto praticare, sono stata chiusa in galera col 41 bis, e questacosa delle cosce capricciose me la sono portata avanti nel tempo… Se guardo al mio caso, la differenza vera mi sembra l’idea del matrimonio. Hai detto cheai tuoi tempi era un miraggio, il coronamento dell’impegno assunto mettendo una fanciulla almondo. Be’, personalmente al matrimonio non ho mai creduto, né come sacramento né tanto-meno come istituzione, come promessa. Ho sempre avuto delle relazioni lunghe, sono unamonogama seriale, ma non riesco a pensare che una cosa sia per sempre. Cosa c’è persempre? Niente. La Carrà, forse, e Pippo Baudo. Per il resto non c’è nulla per sempre. Comefaccio a dire che ti amerò per sempre? Ti posso promettere che ti amerò più che posso, manon per sempre.Forse una volta si viveva come se le cose potessero durare per tutta la vita e il futurofosse più o meno già scritto e ogni tappa stabilita in partenza. Ora no. Io posso dire ti amo.Ma non è detto che sia per sempre.

01 novembre 2011

Antonio Gramsci - Indifferenti

scritta nel 1917 ed ancora viva...

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

19 ottobre 2011

"le prime luci del mattino" Fabio Volo



In circa un giorno e mezzo mi sono immersa tra profumo d’inchiostro e il rumore sabbioso della pagine che scivolano tra le mani … sdraiata sul letto,incapace di vedere il tempo che passa e l’autunno che ha coperto i cieli mattutini di brividi e raggi spenti ho letto l’ultimo capolavoro di Fabio Volo “ Le prime luci del mattino”.




Questo libro è donna,di quelle donne sui trent’anni che da bambine gli parlavano del principe azzurro e si sono accontentate anche di un blu sbiadito perché l’importante era salire all’altare,indossare un abito bianco e dire al mondo di aver costruito una famiglia.




E ti auto convinci che l’amore è silenzio ..."di chiacchiere ne abbiamo fatte sempre meno, tanto che alla fine mi sono convinta che in fondo non è necessario parlare molto quando ci si ama" e getti nel passato,tra coperte di perbenismo la passione,la voglia di cambiare una giornata,di rivoluzionare il domani,di sentirti bella non per gli altri ma per te




Un peccato che può farti capire che non devi cambiare la tua vita,ma te stessa … un’evasione che ti rende viva,incapace di mettere dei limiti alle tue voglie seppur in quel momento sbagliate.
lo spazio di un errore è uno spazio di crescita




Una donna deve sempre essere in rinascita,un animo in evoluzione … ma questo non significa rinnegare la quotidianità,gli odori conosciuti,il tremito dell’acqua fredda sul viso,la ciabatta lasciata al solito posto,il tubetto del dentifricio schiacciato a metà,ma significa non dar nulla per scontato




Significa prendere una tavolozza e ridipingere i colori sfumati dal tempo…è inutile tirare una coperta corta…si farebbe prima a stringersi per entrarci tutti e due.




"Alla donna che sono stata voglio bene. Anche se era fragile non è mai stata debole,anche se era stanca e sfinita non ha mai smesso di lottare. Ha saputo resistere. Alla donna che sono stata sento di dover riconoscere dei meriti,molti: il coraggio di sbagliare,la volontà di esserci,la responsabilità di scegliersi."



Fabio Volo si è messo nei panni di una donna senza tabù e inibizioni,perché i nostri pensieri non conoscono l’ipocrisia che conosce la nostra voce.
Elena è una donna come tante che deve prendere in mano di nuovo lo specchio riposto nel cassetto e cercare non il principe azzurro ma …
“Un uomo in grado con un solo abbraccio di riconsegnarti una VITA intera”
Un bicchiere di latte caldo può diventare il più prezioso vino se bevuto con labbra diverse,se il silenzio non è più solitudine,ma conquista … se una casa non è più una prigione,ma un passo in avanti.
Andate in libreria e conoscete Elena…
"qualche giorno fa, mentre pensavo alla mia vita, mi sono chiesta quanti uomini ci sono voluti perché potessi essere pronta per quello di oggi.. in realtà ho capito che la domanda era sbagliata : quante donne ho dovuto indossare per essere pronta per l'uomo di oggi?"..

02 ottobre 2011

tutti in libreria



Il 14 ottobre sarà in tutte le librerie il nuovo libro di Fabio Volo,l'attesissimo "le prime luci del mattino"



Al contrario di tutti i libri scritti da lui questo ha come protagonista una donna e sarà la voce narrante di tutte le pagine imbevute d'inchiostro.



un uomo che sa mettersi nei panni di una donna sa come amarla e lui sa farlo.



Elena è il nome della protagonista...il 14 ottobre sapremo la sua storia.

12 settembre 2011

riflessioni...

“Ciao… … è proprio vero che la parte più complicata di una lettera è l'inizio. Questo foglio di carta a righe strappato, rubato da centro del quaderno che uso per scrivere i testi delle canzoni, sembra uno di quei fogli protocollo sui quali da anni non scrivo più i temi, le versioni di latino o i compiti in classe di inglese. Bravo, voglio dirti bravo perché ti vedo camminare verso il futuro con il passo di un uomo sempre più consapevole. Non so se e quando leggerai questa lettera, perché io non ci sarò più. Spero che tu non stia male, mi auguro che gli occhi che leggeranno queste righe siano quelli di una persona felice, soddisfatta e già piena di ricordi, sicurezze, equilibrio ma soprattutto amore. Non è facile, a ventinove anni, trovare la spinta o la voglia di scrivere quello che diventerà il proprio testamento, ma sento che è una di quelle cose "da fare". Sono stupito perché ho già riempito la prima pagina senza averti ancora veramente detto niente. Per prendere fiato e riordinare le idee ho dato un sorso alla tazza di orzo che ho accanto a me, ma è ancora bollente e quindi ricomincio a scrivere. Tanto prendere tempi è inutile quando ormai hai deciso di non prendertene mai più, di tempo. Tra non moltissimo metterà in atto una scelta di quelle che, per come la vedo io, potrete benissimo essere definita LA SCELTA. Uno di quei bivi di fronte ai quali a volte ci si trova e che, oltre a cambiare definitivamente la propria rotta, potrebbero cambiare anche quella degli altri. Tra poco, dopo tanto tempo speso a provare e a faticare, sparirò. Sorrido perché credo che, quando leggerai questa lettera, tutto quello di cui ti sto parlando sarà già accaduto e forse starai scorrendo queste righe disordinate e senza senso sforzandoti di accennare un sorriso anche tu, perché quella che ti presento come una notizia sconvolgente potrebbe essere diventata solo un ricordo archiviato da anni. Uno di quei dati di fatto ai quali al massimo dedichiamo un pensiero durante un momento di forte nostalgia. Nel tuo silenzio e nel tuo saper tenerti in disparte hai dimostrato la maestria di chi è sufficientemente maturo per stare al mondo. Sei già un uomo e io sono orgoglioso di te. Sento che sai quanto amore, passione, abnegazione e fedeltà ho messo in tutto quello che ho fatto nella vita. Quanto ho faticato per provare a stare meglio e sentirmi davvero in pace con me stesso. Tu lo sai. Purtroppo, sento di aver fallito e, a un passo dai miei trent'anni, mi ritengo sconfitto. Tristemente, mi preparo alla resa. Ti sei sempre stato lì, a osservare tutto da mezzo metro, con curiosità, discrezione e profondo spirito critico: i movimenti, le vittorie, i drammi, le solitudini, i successi, le fatiche. Me. Ho sempre avuto l'impressione che tu sapessi bene cosa mi muoveva e cosa stava pensando e quanto genuina fosse la mia voglia di tradurre in qualcos'altro il mio mutismo sentimentale. Ecco, forse è questo il motivo per il quale lascio tutto: io "muto" non voglio più rimanere. Ho lavorato molto su di me e sui miei limiti, la mia interiorità e il mio bisogno di cambiare, arrabbiarmi, parlare, contare su qualcuno, amare, odiare… tutti quegli istinti che per anni hanno avuto voce solo nelle mie canzoni. Chissà se tutti quei messaggi in codice sono stati decifrati dai destinatari? E' così: le mie canzoni hanno sempre contenuto un messaggio univoco, che gli altro dovevano o capire o non capire affatto. Che strano, eh? Non sono mai stato in grado di usare le parole e ho mimetizzato qualunque sentimento tra i versi di una canzone, soffocandolo in una giungla di versi, in una melodia. Ma ora non basta più. Ti scrivo perché chiedo a te di tenere vivo il mio ricordo. Perché quello che rimane sia tuo e solo tuo, perché ci sia poco ma quel poco sia buono, dolce, sia come solo tu puoi capire. Ti lascio una collezione di quaderni, è quanto di più prezioso ho nella vita perché è la mia vita stessa: registra da quando avevo quindici anni. Non ho il coraggio di bruciarli e nemmeno di leggerli, ho paura che qualcuno li scopra ma non riesco a disfarmene, è più forte d ime. Se vuoi un parere: non aprirli. Io forse non riuscirei a leggere i tuoi. Ma lascio a te la scelta. Puoi leggerli, e anche riderne, conservarli, nasconderli, ma una cosa ti chiedo: proteggili. Il mondo sa essere cattivo con chi non riesce a difendersi e io non ho mai veramente imparato a farlo. E poi fammi un piacere, uno solo: sii orgoglioso, qualunque persona tu sia diventata. Io sono certo che chi sta leggendo queste righe è un uomo degno di essere definito tale perché sa amare e rispettare. Lo vedo già. Non fare come me che, volendomi perfetto, ho passato la vita a osservare solo quello che di me pensavo non andasse bene, finendo per non avere nulla tra le mani, tranne la voglia di morire. Adesso ti saluto, ma un'ultima cosa te la voglio scrivere. Voglio dirlo in questa lettera anche se sarà l'ultima cosa che ci unirà, almeno qui sulla terra: sei la persona alla quale ho voluto più bene in assoluto in vita mia.
Non dimenticarlo mai, non dimenticarti.”

Ho appena finito di leggere il libro di Tiziano Ferro,alcuni bei pensanti tumultueranno nelle loro poltrone perché per loro leggere significa necessariamente comprare i bestseller primi in classifica nelle vendite e snobbano il resto del mondo … ma questa lettera che conclude il suo diario è un brivido che scorre tra paura e realtà.
A chi non è mai capitato,in un momento di rabbia o di delusione,invocare la morte … pensare di farla finita,di mettere uno stop a quella che in quel momento sembra la più grande sofferenza.
Una lettera scritta con tremenda lucidità,indirizzata al fratello,un testamento in cui il tesoro da lasciare in eredità sono i SEGRETI;quaderni in cui Tiziano ha raccolto la sua vita,una vita all’apparenza fatta di luci e colori,ma in realtà rilegata in bianco e nero.
Un altro esempio di chi al di fuori è un sorriso esplosivo e dentro un cristallo ridotto in mille pezzi … ignoranza di chi si ferma all’apparenza,a chi non ha il coraggio di conoscere la profondità degli animi … molto più facile portar avanti una conoscenza che un’amicizia.
Quello che mi ha colpito è il suo “non dimenticarti” … nonostante sarebbero stati i suoi ultimi attimi in cui aveva tutta la comprensione per autocelebrarsi o cadere in vittimismo ha pensato a suo fratello … sussurrando quel non dimenticarti ripiegava in quella frase un non dimenticare te stesso,non perderti nel dolore della mia mancanza,non pensare a me che non ci sarò più,custodisci la tua vita e pensa al tuo futuro …
Lo so,scattano i soliti commenti “ma pensa veramente a chi sta per morire e non può far nulla” … è vero,ci sono persone che lottano tutti i giorni contro la fine,che sono legati ad orari prestabili e compresse salvavita pur di non gettare la spugna,a chi non ha neanche il tempo di salutare o dire un ti voglio bene … ma contro la mente ogni realtà affonda.
Scatta l’interruttore … va via luce … e nel buio è difficile districarsi,i nodi alla gola sono sempre più difficile ad ingoiare e le voci dentro l’armadio,che hai nascosto per paura di farle sentire,non smettono di mormorare ,soprattutto di notte,soprattutto quando l’aria è consumata dai pensieri e l’ossigeno lascia il suo spazio all’anidride carbonica.
Guardi il cielo e ti domandi perché tutti quei carri non portino a te un po’ di stelle cadenti,perché non passi un aereo a lasciarti scie di serenità,perché con un po’ di cera e gocce di miele non si possano fare un paio di ali con cui volar via dal “malessere” … perché alla stazione la voce al microfono non ti dice “inculata in arrivo al binario 1…si prega di non oltrepassare la riga gialla” ..ma la riga gialla la oltrepassi sempre e vuoi o non vuoi quel treno lo prendi sempre in pieno.

02 febbraio 2011

io e te

ho aspettato un pò di tempo per questa chicca letteraria che vi invito a leggere..ho aspettato per non cadere nel mercato mecenario natalizio..IO E TE...per chi ama Ammaniti..per chi ha una notte da regalare alla lettura...a chi crede che sfogliare un libro non è una perdita di tempo...a chi vuole parole semplici pregne di grande significato...a chi ha una cantina nella vita..a tutti i "Lorenzo" che vivono nelle nostre anime e alle "Olivia" che sbucano nelle nostre esistenze..

21 agosto 2010

IO NO


In una notte di gelidi pensieri e di sguardi che cercavano di nascondersi nell’ombra della luna mi sono affidata al consiglio di chi ha ancora l’animo da guerriera…un’animo che sa gridare IO NO.


“IO NO” è appunto il libro di Lorenzo Licalzi,difficile catalogarlo ed etichettarlo,complicato anche infiochettarlo in parole per farvelo amare..l’unica cosa è stropicciare gli occhi tra le sue pagine ed immergere l’attenzione in quel grido di rifiuto..perchè IO NO,è un grido che a volte ci muore dentro…


…muore dentro di noi per essere all’altezza delle aspettative altrui,muore dentro per non creare dissenzi e malumori…muore dentro perché è più facile chinare il capo in senso di approvazione.


E’ un libro a cinque voci quindi cinque modi diversi di vedere le cose..una storia dalle mille sfaccettature dove non si rincorre il lieto fine,dove ci si perde per ritrovarsi,dove l’amore non fa rima con cuore,dove il domani non è sempre la conseguenza del nostro ieri.


Una frase su tutte mi ha colpito


“la vita è un’attesa, una lunga attesa durante la quale si inganna il tempo fuggendo. Fuggendo dalla noia, dalla solitudine, dalla paura di morire. Fuggendo soprattutto da noi stessi, senza sapere che il miglior modo di fuggire è restare fermi, cercando di capire da chi si fugge. Solo così si toglie la maschera al personaggio che recita la nostra vita, solo così si spezzano le catene delle aspettative che gli altri hanno su di noi, solo così non si diventa, da vecchi, la caricatura di ciò che si era da giovani. Solo così… succede, può succedere, che ci si liberi perfino dal dolore.”


Lasciatevi incuriosire,regalatevi un momento di buona lettura,riscoprite la voglia d’inchiostro…anche un libro può far parte dei vostri ricordi


“…non basta averli i ricordi.


Bisogna avere la forza di perderli per non tradirli”

03 marzo 2010

"io ti amo"

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo
Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un tuo solo sguardo
Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sara ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni
Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta...
vaffanculo

Anima..

IL SEXGATE DI PALMIRO E CESIRA


PALMIRO, non possiamo andare avanti così. So che mi tradisci.

- Cesira, tu stai facendo dello sterile dietrismo. Portami i nomi, date e luoghi precisi, altrimenti continua a stirarmi la camicia.

- Sì, Palmiro. Tu mi tradisci con la portinaia Vanessa nel gommone dentro al garage, e il vostro rapporto dura da due anni.

- Alt! Tu non stai usando un linguaggio politically correct, che è fondamentale per orizzontarsi nella complessità moderna. Innanzitutto io non ti tradisco, perché quello che ho avuto con Vanessa non è un rapporto ma un contatto improprio.

- E che differenza c'è?

- Ma sei proprio "out", Cesira. Ti spiego com'è successo. Io venivo da destra nel corridoio, Vanessa stava dando lo straccio avanzando da sinistra, io me la sono trovata davanti e l'ho tamponata.QUESTO dimostra che le donne non sanno guidare.

- Bugiardo. La mamma di Vanessa, in cambio della mia ricetta del polpettone di gatto, mi ha fornito prove inconfutabili del tuo tradimento.

- E sarebbero?

- Ecco qua: il vestito di Vanessa con tracce dei tuoi liquidi ormonici.

- Si dice organici, ignorante. E poi contesto questo uso sommario e disinvolto del reperto procedurale. Anche ammesso che nel tamponamento io abbia perso un po' d'olio, chiedo il test del Dna. Se gli spermatozoi non hanno la maglia del Milan non sono miei.

- Allora cosa mi dici di questo? È un collant di Vanessa con la tua dentiera impigliata.

- Un abile fotomontaggio. E poi questo è un processo politico, il tuo atteggiamento è persecutorio e tu stai trasformando il nostro matrimonio in un regime.

- Parli così perché la mia requisitoria è incalzante. Cosa facevi ieri notte alle due all'Idroscalo in compagnia di una nigeriana alta un metro e ottantotto con una minigonna di otto centimetri? Su, vediamo come rispondi.

- Ho ben tre risposte: uno, le spiegavo che se ne deve andare dal nostro paese e smetterla di portare via il lavoro alle italiane. Due, credevo che fosse Weah e volevo chiederle un autografo. Tre, volevo rapinarla.

- Non ti credo. La verità è che da quando frequenti quel bar di perditempo sei cambiato, sempre lì a parlare dei calciatori che si drogano.

- I calciatori non si drogano, si dopano, è diverso. I tossici si drogano, i divi ricorrono alla droga per sopportare lo stress del successo. Tra gli extracomunitari si spaccia, tra i Vip la droga circola. Devi imparare a parlare il politically correct.

- Ah sì, e tu da chi impari? Da Gastone, quell'ex-bombarolo fascista condannato per truffa e violenze alla moglie e ai figli?

- Ma Cesira, tu vuoi resuscitare le vecchie contrapposizioni! Madre Teresa, la Carrà, Baglioni, Violante non ti hanno insegnato nulla? Sei una neogiacobina, una murocontromurista ad oltranza. Sei una gran manichea.

- Beh sì, le maniche le stiro abbastanza bene ma per il resto non ho capito una parola. Comunque quel Gastone era e resta una carogna.

- È un uomo il cui passato gode di un'invidiabile privacy, è dedito a audaci iniziative commerciali ed esercita sulla famiglia la pressione psicofisica necessaria perché faccia un buon campionato.

- Non ti riconosco più, Palmiro, prima di sposarmi non parlavi così. E io che ho creduto in te. Sei come Prodi.

- Cesira, le tue lamentele rischiano di demotivare gli investitori esteri. Tornando ai veri problemi del paese, mi hai preparato da mangiare?

- O mio esigente interlocutore, vuoi forse sapere se ho provveduto al catering del nucleo familiare? Ebbene no, poiché per Ferragosto tutti i negozi erano chiusi e solo i musei erano aperti. Cosa preferisci, una statuetta egizia al sugo o una natura morta con peperoni?

- Smetti di sabotare il nostro patrimonio culturale. Quale serie di colpevoli ritardi amministrativi ha fatto sì che la tavola non sia apparecchiata? E di chi è quella tuta sul letto?

- Quella? È dell'idraulico Salvatore, con cui ho avuto una ripetuta serie di contatti stamattina e con cui sono pronta a un'intesa su questioni a medio e lungo termine. Non è ricco ma ha un ottimo sponsor, la rubinetti Niagara.

- Cesira, ma come parli? Non ti riconosco più. Se non la smetti ti riempio di botte.

- Sarebbe rivelatorio di una tua difficoltà ad aprirti al dialogo, ma non lo farai perché ho il ferro da stiro caldo e ti riduco i coglioni come due pizze.

- Basta. Bisogna chiudere i centri sociali!

- Cosa c'entra?

- Niente, quando c'è qualche casino in giro, c'è sempre qualcuno che propone di chiuderli, ci si fa sempre una bella figura. Se rivedi quel terrone di idraulico, digli che sono pronto a una pacificazione etnica alla Milosevic. Vi faccio fuori tutti e due.

- Vedo che le ultime rivelazioni sul Salvatorgate ti hanno turbato e che il tuo rapporto con la giustizia non è sereno. Vorrei dibatterne con te, ma devo uscire. Vado a una scalaquaranta benefica il cui ricavato andrà interamente alla casalinga che gioca meglio. Ci saranno molti Vip. Fatima la farmacista, Zia Margherita, detta la Parietti del quartiere, reduce da una operazione di chirurgia plastica fatta dal marito muratore, due seni in ghiaietto e cemento armato, tengono tutta la vita e tintinnano quando balla. E poi c'è anche Salvatore, che si esibirà in uno strap, che sarebbe uno strip fatto col nastro isolante, così dopo ci regala i peli a tutte.

- Che orrore! Io ti ammazzo, ti faccio a pezzi, ti squarto, o mia o di nessuno!

- Vedo che il tuo politically correct inclina verso il pulp. Io ti lascio, Palmiro. Il nostro rapporto bicamerale ha funzionato per un po', anche con la quota proporzionale di Vanessa. Ma ora per me tu non sei che un cespuglio. Mi hai picchiato tutte le domeniche che il Milan perdeva. Ai tempi di Sacchi e Gullit potevo anche reggere, ma adesso non voglio rischiare. Se ti vien fame, fatti una frittata, ma se la bruci non dare la colpa al ritardo dei Canadair. Nel caso dovessi annoiarti, ho messo le pile nuove nel telecomando, così la tua cultura potrà spaziare. Se ti senti solo, clonati. Farewell, my lovely (esce cantando).


TRATTO DAL SITO DI STEFANO BENNI

11 novembre 2009

Woody Allen


La vita? Dovrebbe essere vissuta al contrario.Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tàcchete, il trauma è bello che superato.Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.Poi ti dimettono perché stai bene, e la prima cosa che fai è andare alla posta a ritirare la tua pensione, e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.Poi inizi a lavorare, e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finchè sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.Quindi vai di festa in festa, bevi, giochi, fai sesso, e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità. Finchè non sei bebè.Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi nuotando tranquillo e sereno, in un luogo riscaldato, con servizio di camera e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.

07 novembre 2008

tra libro e sogno

A Barcellona una mattina d'estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto dove vengono sottratti all'oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo.
E qui Daniel entra in possesso di un libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un mondo di misteri e intrighi...


"Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi l’ha scritto e l’anima di coloro che l’hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso.…



ascoltai i suoni della citta’ addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora.



Un giorno sentii dire da un cliente della libreria che poche cose impressionano il lettore quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale - non importa quanti altri libri leggeremo, quanti mondi scopriremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.



Ebbi la sensazione di essere circondato da milioni di pagine abbandonate, da anime e mondi senza padrone che si inabissavano in un oceano tenebroso mentre fuori di li’ il genere umano, tanto piu’ smemorato quanto piu’ convinto di essere saggio, scivolava verso un consapevole oblio.

Qualcuno ha detto che nel momento in cui ti soffermi a pensare se ami o meno una persona, hai gia’ la risposta.!"



ieri,grazie ad una persona,mi è ritornato alla mente questo libro di Carlos Ruiz Zafon,l'ombra del vento che consiglio a tutti gli amanti della letteratura.
se esistesse veramente il cimitero dei libri dimenticati io ci passerei giornate intere,vorrei fare la custode di tutti quei personaggi veri o inventanti che saprebbero darmi uno sguardo in più per ammirare l'orizzonte.
ora vi racconto un sogno,che sia mio o di qualcun'altro non starò qui a sottolinearlo,ma è un sogno che mi ha colpito.
c'era una biblioteca,di quelle impolverate che sanno di muffa e di aria calda...c'era polvere sui libri che hanno scritto la storia del sapere..c'era il nome della rosa...c'era Pirandello che sussurrava il suo fu Mattia Pascal..la coscenza di Zeno che sorvolava sopra il libro Cuore per non ritorvarsi tra le mani Cent'anni di solitudine.
Giorgia ed Andrea se ne stavano sull'uscio dell'entrata,mano nella mano,con le dita intrecciate con naturalezza,senza schemi prestabiliti,senza confezionamenti d'abbelimento.
c'era un giornale,un quotidiano stropicciato,vecchio ed invecchiato dal tempo posato sopra un tavolo di legno scuro...si avvicinano e aprono il giornale in cui c'era sritto
"il rapporto padre-figlio è un'eterna guerra tra ragione ed istinto"
...si guardarono,lei con gli occhi di chi non capisce,lui con occhi sfuggenti...Giorgia si svegliò con l'anima in subbuglio. non ha risposte da dare al sogno,ma sa che i sogni sono simboli da interpretare...

08 settembre 2008

un giorno perfetto

Un giorno perfetto…avete mai avuto nella vostra vita un giorno perfetto?
Da ricordare senza macchie o aloni da cancellare,un giorno perfetto senza sbavature o strappi da dover ricucire,un giorno perfettamente incastonato nei vostri ricordi più belli…
Ho incominciato a leggere l’ultimo romanzo di Melania Mazzucco,all’inizio un intreccio di personaggi aveva oscurato il mio interesse,poi la curiosità è diventata padrona e le dita giravano quelle pagine con il desiderio di sapere cosa sarebbe successo in quelle 24 ore..perchè tutto succede in 24 ore,basta un giorno a cambiarti la vita.

“Roma si addormenta lentamente, sprofondando nel torpore della notte. In lontananza echeggia una sirena. Gli ultimi autobus, vuoti e illuminati, sfrecciano sull’asfalto umido, e nell’edicola un uomo intabarrato in un giaccone sistema una pila di giornali. Davanti al Viminale alcuni operai del gas, arancioni nei giubbotti fosforescenti, aggiustano un tubo. Hanno acceso un fanale che squarcia la condensa, fantomatico e accecante. Ogni tanto sibila la fiamma ossidrica, sprizzando fasci di scintille. La volante della polizia, con la sirena che ulula, risale via Cavour, costeggia la basilica e i fagotti che dormono sulle panchine, svolta a destra e imbocca via Carlo Alberto.

Il lampeggiante proietta un’ombra azzurra su due neri o magrebini o indiani che affrettano il passo e vengono graziati dallo schermo di un furgone. La strada è larga, i numeri civici non si leggono nella penombra gialla dei lampioni. Gli agenti superano macchine in doppia fila davanti ai cassonetti e uno sguattero che trascina in strada due sacchi neri coi rifiuti di un ristorante. Sbucano in piazza Vittorio senza aver individuato il numero 17. Costeggiano i portici, dal giardino proviene l’eco di un alterco e un risuonare di cocci. Riprendono via Carlo Alberto in senso inverso. I palazzi sono alti, incombenti, le strade dritte come un’anomalia. In fondo alla via, la cuspide piramidale del campanile di Santa Maria Maggiore sembra un’ospite di un’altra epoca. Negozi di abbigliamento cinesi e di bigiotteria da quattro soldi, una parrucchiera nigeriana specializzata in acconciature afro, phone center per chiamare il Pakistan e le Filippine a poco prezzo, la botteguccia antiquata di un barbiere, sopravvissuta ai mutamenti del rione, hotel a due e tre stelle per turisti senza pretese. Gli agenti passano e ripassano più volte davanti agli stessi edifici, agli stessi negozi, alle stesse insegne, prima di capire che il palazzo che cercano è lo stesso che ospita l’albergo Jubileum – l’insegna al neon diffonde sul marciapiede sottostante un alone spettrale di luce.

L’agente semplice indica il numero 17, tutto soddisfatto di essere stato lui a individuarlo. Chi mai abiterebbe al civico 17? Uno che non ha paura della sfortuna. Uno felice. In cima a una ripida scala, la porta a vetri incorniciata da un’intelaiatura di alluminio è chiusa. L’agente scelto scende e l’altro, appena arrivato nella capitale da un buco di provincia, lo segue docile ubbidiente voglioso di mettersi in buona luce. Non gli hanno spiegato cosa è successo al 17, solo che un vicino ha segnalato queste grida – colluttazione tonfi sospetti. E loro sono accorsi subito.

Nell’atrio dell’albergo non c’è nessuno – dietro il bancone solo il quadro delle chiavi, vuoto: i clienti non approfittano delle occasioni notturne di Roma e si sono già ritirati nelle stanze. Sul citofono del condominio, qualche nome straniero, polacco forse, e sull’etichetta scritta a pennarello un nome sbiadito quasi illeggibile, che però gli sembra di conoscere: BUONOCORE. L’agente scelto spera che non sia quel Buonocore. È uno bravo, uno di noi. Ma del resto è un cognome così comune. Poiché la porta a vetri è chiusa, pigia uno dopo l’altro tutti i tasti del citofono. Sente lo squillo stridulo risuonare nella quiete degli appartamenti.

Il palazzo è in via di restauro, la parte inferiore della facciata coperta da impalcature schermate da un telone sul quale un calciatore famoso para un rigore scagliando la palla verso la traversa e volando nel cielo con gesto plastico perfetto. Siccome tifa per la Roma, quel gesto plastico perfetto gli sembra un deliberato affronto ed è contento di non abitare qui e di non doverlo vedere tutti i giorni. Il gigantesco portiere di stoffa nasconde le finestre, le persiane e la luce che filtra dalle imposte. Ma forse non filtra luce perché sono tutti addormentati, tranquilli, evidentemente il tizio allarmato soffre d’insonnia e fracassa l’anima ai vicini e alle forze dell’ordine. Che rottura, questa chiamata a mezzanotte, proprio quando stava per staccare. Non risponde nessuno. Suona di nuovo, a lungo. La notte è vuota, nebbiosa, la realtà una strada innaturalmente morta, punteggiata da alberi infreddoliti, attraversata da fantasmi rapidi e muti, un silenzio che il buio rende sconfinato.

«Che facciamo se non apre?» chiede l’agente semplice, preoccupato. L’agente scelto non risponde. «Siete voi?» biascica finalmente una voce assonnata. «È lei che ha chiamato? Apra, polizia.»

Cercano l’ascensore, ma non c’è. I due agenti salgono sbuffando su per scale ripide, fra pareti bianche adorne di scarpate. Intravedono corridoi tetri che spariscono nel buio: vi affacciano decine di porte scompagnate, malmesse, istoriate di graffi. La convocazione dell’assemblea condominiale langue ignorata a ogni piano. All’ordine del giorno, il problema dell’infiltrazione dal terrazzo condominiale nell’attico. Il palazzo è il più alto della strada. Non finiscono più di salire. Al sesto piano, dalla porta socchiusa spuntano il muso di un cagnaccio mugolante e la faccia gessosa del tizio che ha chiamato il 113, un nano in canottiera e ciabatte, la cui smorfia lascia trapelare un’avida fame di sangue, notorietà, interviste. I vicini che non si fanno mai gli affari loro, ma, comunque, inutili anche nell’evenienza peggiore. «È qui al 27», borbotta il vicino, intimidito dalle divise e timoroso di brutta figura, «mi pareva di avere sentito chiamare aiuto, ma è da un po’ che non si sente più niente, mi dispiace che mi sono sbagliato.» L’agente semplice ansima, tirando il fiato. L’altro si pulisce le scarpe su uno zerbino a forma di gatto. A lato della porta c’è una kenzia con le foglie impolverate. La terra nel vaso è secca, squamata in zolle dure come cemento: la pianta sta morendo di sete. L’agente scelto suona ilcampanello dell’interno 27. Fissa ottusamente la targhetta d’ottone: le lettere BUONOCORE stanno scomparendo, corrose dalla lebbra. «Che facciamo? Questo non risponde», mormora l’agente semplice.

Dall’appartamento n.27 provengono delle voci – come un brusio indistinto. Chi c’è là dentro? Prima abitavano tutti qui, ha detto il vicino – i regazzini facevano un casino d’inferno, andavano coi pattini in terrazzo, protestare era inutile con Buonocore, un prepotente che si credeva il padreterno, poi la madre se li era portati via e non si erano più visti. Ma queste non sono voci di bambini. Una cantilena monotona – salmodiante. Un uomo, senza dubbio.

Forse Buonocore è ubriaco o strafatto e perciò non in grado di rispondere al telefono o aprire questa maledetta porta. Forse stava giocherellando con la pistola d’ordinanza ed è partito un colpo. Ma cinque? Il vicino sostiene di averne sentiti almeno cinque.

«È sicuro che si è trattato di spari?» «Be’, non ci posso mettere la mano sul fuoco», si rinnega il vicino, «era parecchio attutito, come se ci aveva messo davanti, che ne so, un cuscino.» Poi, con uno scatto d’orgoglio, aggiunge, «ma insomma, tiro alle beccacce, lo conosco il botto dello sparo. Quella gridava aiuto aiuto aiutatemi. Non me lo sono sognato». «E dopo, è uscito qualcuno?» «No, nessuno. L’avrei sentita, la porta che si chiude. Qua si sente tutto, i muri sono di cartone. Quei due si litigavano sempre, si tiravano dietro i piatti, le bottiglie, i posaceneri, una volta ho pure chiamato i carabinieri, ma ormai era tutto tranquillo, lei era andata via.»

«Torna alla macchina e chiedi istruzioni», ordina l’agente scelto. Toccano al pivello i sei piani supplementari e la vista del portiere nemico che vola e si beffa di Roma. Si siede sullo scalino e s’accende una sigaretta. La cenere brilla nel buio. Aspetta. Non sa cosa è successo, dietro quella porta.

Se la sua presenza è utile, necessaria, superflua, o perfino dannosa. Guarda continuamente l’orologio.

I minuti si ingorgano nel quadrante. Il tempo è un meccanismo inceppato. Non succede niente. Niente passi, né voci – nessun rumore. Nel silenzio che dilaga, avverte il battito sordo del suo cuore. E ha l’impressione di sentire, in quella casa, la vita sospesa, indifferente, oscura.”


..poi alcuni giorni fa sono andata a vedere al cinema la trasposizione cinematografica del libro,un film di Ferzan Ozpetek:Emma ed Antonio,coniugi separati che tra psicologie drammaticamente inquietanti arrivano alla distruzione…vittime indifese sono i figli.
Storie che s’intrecciano in una Roma che fa capolino su questa voglia di cercare e trovare amore..perchè in fondo è questo che tutti vogliono.
Interpreti d’eccezione si affacciano in questa pellicola,non vorrei dar luce agli interpreti principali già acclamati a Venezia,ma vorrei puntare l’occhio di bue su Angela Finocchiaro che con pochissime battute è colei che da speranza e a Monica Guerritore che con quegli occhi tristi ti conduce a trovare la risposta alle mille domande che nascono dallo stomaco…perché i sentimenti nascono proprio da li.


Come le rose
stanno morendo
senza profumo ormai

quelle parole
dette in autunno
io non capivo sai

ora ritorna chiara
la tua voce
quasi ci fosse il sole
anche di notte

un aquilone vola nel vento
come un saluto tuo

ombra leggera, corre sul mare
per arrivare a me

sabbia, sole, schiuma
luce dolce
della luna

e poi ritrovarsi
sotto un altro cielo
sogni colorati piovono dall’alto
su ogni cosa

e poi ritrovarsi
sempre là

tempo che passa
passa e non torna
passa e non tornerà

tutti i miei giorni
in un respiro
mille ricordi e poi

sabbia, sole, schiuma
luce dolce della luna
luna chiara e poi
notte su di noi

e poi ritrovarsi
sotto un altro cielo
sogni colorati che piovono dall’alto
su ogni cosa

e poi ritrovarsi
mentre gli anni passano
tempo che
che tu non sai
dove va

dove va.

19 agosto 2008

La solitudine dei numeri primi


poche volte sono entrata in questo blog con il coraggio di indirizzarvi nella lettura,solo quando alcuni libri hanno catturato sia il mio corpo che la mia anima..e se sono qui oggi a fare questo inutile preambolo è perchè i miei occhi e le mie emozioni si sono rifugiate tra le pagine dell'ultimo premio Strega "la solitudine dei numeri primi"

non è un trattato matematico,non vi preoccupate...anzi è un crudo romanzo in cui si altalenano sentimenti a volte contrastanti in cui si può percepire che le persone sono come i numeri.

" I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. […] Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. […] In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché tra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. […] Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto."


...come avete capito i protagonisti sono Mattia ed Alice,due bambini che li vediamo crescere accompagnati nel trascorrere degli anni con quel trauma infantile che li ha segnati per sempre.

Alice fin da piccola è costretta dal padre a prendere lezioni di sci,odia alzarsi all'alba,uscire con quel freddo cane e detesta che tutti i giorni il padre chieda all'istruttore "allora,abbiamo una campionessa?"..un bel giorno,alle solite prime ore dell'alba il padre di Alice intima la figlia a bere di corsa un bel bicchiere di latte per affrontare al meglio la scalata in montagna...quel bicchiedere di latte sarà fatale perchè Alice se la farà addosso e per scappare dagli altri compagni finirà fuori pista cadendo in una valle e rimanendo per ore ed ore tra la neve e con la gamba rotta...

Mattia invece ha una sorella gemella ritardata che lo mette sempre in imbarazzo con tutti.Un giorno Mattia viene invitato ad una festa di compleanno insieme alla sorella...Mattia ha paura che quest'ultima combini sempre i suoi soliti casini così abbandona la sorella in un parco con la promessa di andarla a prendere al termine dei festeggiamenti.

Mattia mantiene la promessa,ma Michela,la sorella,non si trova e non si troverà più.

...da queste disgrazie le due vite camminao parallele senza però inccrociarsi mai..proprio come i numeri primi.

Mattia diventa autolesionista ed Alice anoressica...

un libro bellissimo,letto in un paio di giorni,con il fiato sospeso e con la voglia di sapere come andava a finire...poi all'ultima pagina vorresti conoscere i due ragazzi che ormai sono diventati adulti,vorresti far loro domande,avere risposte,cambiare il finale e ricominciare tutto da capo...

08 gennaio 2008

IL GIORNO IN PIU'




Non sono qui a presentare questo libro perchè lo trovate nelle vette delle classifiche di vendita e neanche perchè risulta cool lo scrittore,ma sono qui a pubblicizzare l'ultimo capolavoro letterario di Fabio Volo Il giorno in più perchè mi ha accompagnato nelle ultime notti,ha sottolineato la mia curiosità e mi ha fatto compagnia in questo Natale febbricitante sotto il piumone.

Le pagine scorrono via con la voglia crescente di capire come andrà a finire,una storia forse non comune,ma scritta con la semplicità dei nostri tempi,con un linguaggio non ricercato,ma che invoglia il lettore a pensare...a riflettere.

Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-letto (magari non da soli)… Giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. È la vita di Giacomo, uno che non si è mai fatto troppe domande, che è andato incontro agli avvenimenti rimanendo sempre in superficie. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora. Per mesi. E così, quelle tre fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata. O meglio, diventano ‘l’appuntamento’. Ma la sconosciuta ha un destino che la porterà lontano, in un’altra città. E Giacomo? Lui per la prima volta nella vita decide di non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all’inseguimento di un sogno. È l’inizio di un gioco, incredibile e coinvolgente, che improvvisamente sarà interrotto, e che porterà i due fino a un punto di non ritorno, per scoprire se vale la pena, nella vita, di giocare fino in fondo. L’amore, l’amicizia, il viaggio, i dubbi, le scelte, più una dose di gioco e sana incoscienza: questo romanzo ha gli ingredienti e il gusto delle pagine più riuscite di Fabio Volo. La prova esaltante di un talento narrativo che ha raggiunto la maturità senza perdere un briciolo di freschezza.


Giacomo e Michela sono la proiezione dei nostri giorni,il coraggio che non abbiamo,le paure che non buttiamo nel cesso...sono quello che vorremmo essere e che non saremo mai...è come quando giochi a 7 e mezzo,chi ha il mazzo ti da la carta..la guardi...è un 7...difficilmente rischi e chiedi un'altra carta,nella maggior parte dei casi STAI...quasi mai si fa quel passo in più,si rischia il certo per l'incerto...ma Giacomo e Michela si...e quel passo in più l'ha portati ad un favolo futuro

Il libro è un crescente di suspance...un finale sorprendente che difficilmente ci si aspetterebbe...e dedico questo libro a tutte quelle persone che di coraggio nella loro vita ne hanno avuto poco,che non hanno gli attributi necessari per dire realmente quello che vogliono e quello che pensano..che aspettano che la vita faccia il suo corso senza battere ciglio..dedico questo libro a te che hai saputo perdere quella "michela del tram"...non conosci i suoi occhi o non leggerai mai quello che scriveva su di te...è finito il tempo del "vada come vada",non si è più nel cortile di casa con i calzoncini corti a giocare a pallone fino a quando la mamma ti chiama perchè è l'ora del pranzo...


i calzoncini si sono allungati,il futuro è alle porte e vivere di sotterfugi e silenzi è solo da vigliacchi...nel mondo ci sono pochi Giacomi e tante Michele...sarà per questo che non s'incontrano mai.


Le donne sanno giocare perchè hanno l'intelligenza per capire che " NON SI SMETTE DI GIOCARE PERCHE' SI DIVENTA VECCHI, MA SI DIVENTA VECCHI PERCHE' SI SMETTE DI GIOCARE…"non stanno li a ravanarsi il cervello pensando a quello che possono perdere,vivono la vita a 360 °,si buttano senza paracadute,girano con in mano una penna e un diario dove annotare gli odori,gli sguardi,le incoerenze amate,i riflessi...non vogliono dimenticare,annotano gli errori non per non ricaderci,ma per riderci sopra quando ci cadranno di nuovo...le donne sanno rialzarsi quando finiscono in ginocchio...


...perchè "michela" sa che IL PROBLEMA NON E' QUANTO ASPETTI, MA CHI ASPETTI

05 novembre 2007

La stanza dell'orso e dell'ape


Questo non è un libro da riporre sullo scaffale a prendere polvere o da essere dimenticato tra un vocabolario di francese e un libro di ricette culinarie…questo è un libro da tenere a portata di mano,sul comodino all’ombra delle paure..perchè quando pensi che la tua vita faccia schifo e che la tua felicità la dai in pasto alle assurdità della mediocrità leggerlo ti ridonerà la vera essenza della vita.

Questa è la storia di una mamma e della sua bambina. Anzi, di una ragazza madre e della sua bambina malata. Ma non è, non vuole essere, una storia pietosa. Assomiglia di più a un bollettino di guerra dove si scontrano la vita e la morte, la speranza e la disperazione, ma anche la buona e la malasanità, la solidarietà e l'indifferenza. E' la storia che nessuno vorrebbe mai scrivere. E' per questo che qualcuno ha dovuto farlo

Narra la storia di Amy,una bambina di soli 2 anni e 9 mesi a cui viene diagnosticato un tumour,per la precisione un rabdomiosarcoma embrionale retroperitoneale di 12 cm circa.
…questo libro è un pugno nello stomaco che ti accompagna nelle realtà ospedaliere tra gli sciacalli e I dottori nutella..tra sorrisi e I pianti…tra conforto e aspsi…
una mamma che spiega alla sua bambina le giornate in ospedale fantasticando di stare li perchè dentro di lei è entata una ranocchia e deve prendere dei farmaci ed operarsi per toglierla se no diventa grande grande…

Scopro che anche altri genitori si sono inventati un bestiario fantasioso. Vermetti, topolini, scimmiotte, serpentelli che si sono infilati per gioco nel corpo dei bambini e ai quali adesso bisogna dare la caccia. Un mini zoo di bestiole impazzite che vogliono ammazzare i nostri figli

la stanza dell’orso e dell’ape sono le stanze single dove I bambini vanno a morire…
prima di andarsene Amy si rivolge a sua madre con questa domanda:

NON E' CHE GLI ANGELI MI FANNO CADERE QUANDO MI VENGONO A PRENDERE?

Una frase che nella sua semplicità scuote gli animi

No Amy, gli angeli non hanno mai
fatto cadere nessuno.

29 settembre 2007

amicizia

Penso che non possa esistere amicizia se non tra i buoni. Quelli che si comportano e vivono in modo da dimostrare la loro lealtà, l'onestà, l'imparzialità, la generosità e in loro non vi è alcuna cupidigia, passione e sfrontatezza e vi è invece una grande fermezza, pensiamo che proprio questi debbano chiamarsi uomini buoni.L'amicizia supera la parentela: nella parentela l'affetto si può eliminare, nell'amicizia no; infatti, tolto l'affetto viene meno l'amicizia stessa, la parentela rimane.L'amicizia non è niente altro che una grande armonia di tutte le cose umane e divine, insieme con la benevolenza e l'affetto. L'amicizia fa più splendida la buona sorte e più lievi le avversità, dividendole e rendendole comuni.L'amicizia supera di certo ogni cosa, perché fa risplendere le buone speranze per l'avvenire e non permette che gli animi si avviliscano e vengano meno. Chi osserva un vero amico, osserva come un'immagine di se stesso.Nell'amicizia non c'e niente di falso, niente di simulato e, tutto ciò che vi è, è vero e spontaneo.Noi siamo benefici e generosi non per esigere una ricompensa, ma siamo propensi alla generosità per natura; nello stesso modo pensiamo che si debba cercare l'amicizia, spinti non dalla speranza del guadagno, ma perché ogni suo frutto è proprio nello stesso amore.Niente è più difficile di un'amicizia che duri fino all'ultimo giorno della vita. Spesso accade, infatti, che la stessa cosa non convenga ad entrambi gli amici; spesso cambiano anche i costumi degli uomini ora per le avversità, ora per l'aumentare dell'età.Quelli che hanno il coraggio di chiedere ad un amico qualsiasi cosa, con la loro richiesta dichiarano di essere pronti a fare tutto per l'amico. E per le loro lamentele di solito, non solo muoiono amicizie di lunga data, ma nascono anche odi eterni.Non è una giustificazione se si sbaglia a causa di un amico. Non chiediamo cose disonorevoli e non facciamole, se richieste.Chiediamo agli amici cose oneste, facciamo cose oneste a causa degli amici, non aspettiamo neppure di essere pregati: ci sia sempre prontezza e non ci sia, invece, esitazione: ma abbiamo il coraggio di dare liberamente il nostro consiglio.Sembrano privare il mondo del sole quelli che privano la vita dell'amicizia. Niente è più dolce dell'affetto corrisposto, dello scambio di cortesie e favori. Niente è più desideroso e più avido di attrarre le cose simili a sé quanto la natura. Per i buoni c'è tra i buoni un legame affettuoso quasi inevitabile che è la fonte dell'amicizia. L'amicizia, dunque, non è stata una conseguenza dell'interesse, ma l'interesse dell'amicizia.Non si dovranno ascoltare gli uomini che nuotano nei piaceri, se talvolta parleranno dell'amicizia che essi non conoscono né in pratica né in teoria. Chi è che vorrebbe essere ricco di ogni bene e vivere nell'abbondanza di tutto, a condizione di non amare nessuno e di non essere amato da qualcuno? Questa è la vita dei tiranni in cui, senz'altro, non può esserci nessuna lealtà, nessun amore, nessuna fiducia in un affetto stabile: tutto è sempre sospetto e inquietante, non c'e nessun posto per l'amicizia.Le ricchezze di molti uomini assai potenti allontanano le amicizie fedeli. Infatti non solo la Fortuna è cieca, ma spesso rende ciechi anche quelli che ha abbracciato; così si lasciano trasportare dal disprezzo e dalla superbia e niente può diventare più insopportabile di un uomo sciocco, ma fortunato. Cosa c'è di più sciocco che procurarsi tutte le altre cose che si procurano con il denaro e non procurarsi gli amici, l'ornamento, per così dire, più buono e più bello della vita?Non si addice ad un amico essere verso quello, come verso se stesso, ma piuttosto fare ogni tentativo e darsi da fare per risollevare l'animo abbattuto dell'amico e indurlo a speranze e pensieri migliori.Nel procurarci le amicizie, usiamo una tale attenzione da non iniziare ad amare qualcuno che un giorno potremmo odiare. Ed anche se siamo stati poco fortunati nello scegliere, sopportiamo piuttosto che pensare al momento dell'inimicizia.L'amico certo si vede nella sorte incerta.Il sostegno su cui si poggia quella fermezza e costanza che cerchiamo nell'amicizia è la fiducia. Niente è stabile di ciò che è infido. Inoltre conviene scegliere un amico sincero, gentile e affine, cioè che sia mosso dai nostri stessi sentimenti. Tutte cose che hanno attinenza con la fiducia. Non può essere fidata, infatti, un'indole ambigua e tortuosa né, di certo, può essere fidato o costante chi non è mosso dai medesimi sentimenti e non è affine per natura.L'amicizia non può esistere se non tra uomini onesti. Prima di tutto che non vi sia niente di finto o simulato: è di un animo nobile, infatti, persino odiare apertamente piuttosto che celare il proprio pensiero dietro un falso aspetto.Il cipiglio austero e la severità hanno in ogni occasione un certo peso, ma l'amicizia deve essere più rilassata, più libera, più dolce e più incline all'affabilità e all'indulgenza.Sono da anteporre ai vecchi amici nuovi, degni di amicizia? Dubbio indegno per un uomo! Non si deve provare sazietà delle amicizie come delle altre cose; anzi quanto più le amicizie sono vecchie, tanto più devono essere care. Le nuove amicizie, se portano la speranza di dare frutto non sono affatto da rifiutare; ma la vecchia amicizia deve conservare il suo posto.C'è una specie di sventura nello scegliere le amicizie. Spesso i vizi degli amici si manifestano all'improvviso sia contro gli stessi amici sia contro gli estranei. Se sarà accaduto, come di solito è, una sorta di cambiamento di costumi o di inclinazioni oppure sarà sopravvenuto un disaccordo nelle opinioni, bisognerà guardarsi che non solo sembrino abbandonate le amicizie, ma neanche che siano nate delle inimicizie. Niente è più vergognoso che fare la guerra con chi si è vissuti in amicizia. Bisogna veramente evitare che le amicizie si trasformino in grandi inimicizie da cui nascono litigi, maldicenze e offese. E tuttavia, se queste saranno tollerabili, si devono sopportare e bisogna dare questo onore all'antica amicizia.Sono degni di amicizia quelli che hanno in se stessi il motivo per cui sono amati. Ciascuno, infatti, ama se stesso non per esigere da sé una ricompensa di questo amore, ma perché è caro a sé per se stesso. Se non si applicherà all'amicizia questo stesso comportamento, non si troverà mai un vero amico.E' giusto prima di tutto essere un uomo onesto e poi cercare un altro simile a sé. Distrugge il più grande ornamento dell'amicizia chi le toglie il rispetto.E' necessario scegliere dopo aver giudicato e non giudicare dopo aver scelto. Ma in molte circostanze siamo puniti dalla nostra stessa superficialità, come accade soprattutto nello scegliere e nel coltivare gli amici."Se qualcuno fosse salito al cielo e avesse osservato la creazione del mondo e le bellezze delle stelle, quella meraviglia per lui sarebbe stata sgradevole; mentre sarebbe stata dolcissima se avesse avuto qualcuno a cui raccontarla". Così la natura non ama nulla di solitario e si appoggia sempre a qualcosa che le è di sostegno; e ciò è tanto più dolce negli amici più cari.Una sola offesa si deve completamente eliminare per conservare nell'amicizia l'utilità e la fiducia: infatti gli amici spesso si devono ammonire e rimproverare e questo deve essere accettato amichevolmente quando viene fatto con affetto.Non c'è più da sperare salvezza per chi abbia le orecchie tanto chiuse alla verità da non poter sentire il vero da un amico.Se la simulazione è dannosa in ogni campo, è inconciliabile soprattutto con l'amicizia. Cancella la verità, senza la quale il nome dell'amicizia non può avere valore.Poiché le cose umane sono fragili e caduche, bisogna cercare sempre qualcuno da amare e da cui essere amati. Tolto l'affetto e la benevolenza, ogni gioia scompare dalla vita.Queste cose avevo da dire sull'amicizia. Ma vi esorto ad attribuire un tale posto alla virtù, senza la quale non può esservi amicizia, da ritenere che, all'infuori di essa, non vi sia niente di più prezioso dell'amicizia.

22 agosto 2007

IO SONO DI LEGNO

ultimo capolavoro della Carcasi s'intitola IO SONO DI LEGNO.
Dall'idee sempre molto rivoluzionaria nel modo di affrontare la scrittura di un libro la Carcasi è molto cresciuta..e le parole sono diventate un pugno chiuso nello stomaco.
Questo libro parla di una madre e di una figlia...che si definiscono di legno..." il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano.La ceramica si rompe, da subito mostra dei suoi cocci rotti.Il legno no, finchè può nascondere, si lascia torturare ma non confessa"

Giulia e Mia..madre e figlia in un doppio diario...quando non c'è dialogo si affidano alle parole scritte i sentimenti ed i racconti...

"Giulia è lo specchio di coloro che credono nella catena del bene. Quel bene che troppo spesso lascia ampio spazio alle prese per il culo, alle persone più tagliate di te, che immancabilmente prima o poi te la girano sempre come vogliono loro."


"Mia è lo specchio della nuova generazione.Pantaloni larghi e fil di culo, apparenza spavalda, corteccia fuori e cuore morbido dentro."


Giulia vorrebbe parlare con sua figlia,ma a volte non si ha il coraggio d'incominciare...non si hanno le gambe giuste per fare quel passo in avanti...le labbra così forti per parlare e così incomincia a leggere il diario della figlia e per ogni pagina letta ne scrive una sua..come risposta..come spiegazione...come realtà.
E così inizia il libro:


"Questa storia comincia di domenica e non poteva cominciare in un altro giorno.La domenica per te è un avanzo di settimana, per me è una zingara che fruga tra scatoloni e panni usati, che cerca roba ancora buona in mezzo a quello che è stato buttato via.Credo che i migliori propositi si facciano di domenica.Credo che le guerre finiscano di domenica.Credo che Ulisse sia tornato di domenica, dopo il ballo delle onde, è tornato a casa come torni tu, dopo il ballo delle onde, ogni domenica.Per Penelope il suono del ritorno era il legno tosto di una zattera che si scontrava con la roccia del porto. E l'odore del ritorno era salsedine.Per una madre il suono del ritorno sono tre giri di chiave, uno scatto, la porta che apri e chiudi. E l'odore del ritorno non è salsedine, no, è un profumo maschile che ti si è impigliato nei capelli, un profumo che ogni settimana cambi.Vorrei incontrare quei colli schizzati di odori costosi, sapere che faccia hanno, come si chiamano, li conosco?, sapere come li baci, se hai del trasporto o se lo fai così, vorrei vedere come vai incontro a loro, se hai il passo deciso degli irresponsabili o se i tuoi piedi per un attimo si trattengono.

T'immagino tutto il sabato sera, Mia.

Immagino come diventi rossa quando un ragazzo ti chiede

"come ti chiami?"

e gli rispondi "fai tu. Giorgia, Sara, Chiara. Sono tutte le donne che vuoi" e sorridi, maliziosa come la mela che offre un morso.

Immagino finché ti vedo arrivare: le scarpe col tacco in mano, la borsa che pende dal polso, il mascara scivolato sotto l'occhio, brillantini ovunque. Sei una donna di ieri, non di oggi: ti porti addosso la notte prima.È l'alba di una domenica dopo un sabato come tanti.

Ti ha accompagnato a casa un ragazzo più grande di te, mi fa paura dire uomo, tu sei una bambina.

"Prendi il caffè?"Fai cenno di sì con la testa.

Mi stringo la vestaglia addosso e mando indietro uno sbadiglio. Devo farti capire che sei al sicuro, fidati, parlami, verso il caffè in due tazzine, anche se il caffè proprio non mi va, siedo con te, bevo, sorrido, così si fa, dicono gli esperti.

"Dove sei stata?" ti chiedo, il tono costretto e calmo.

"Che fai, indaghi?"

"No, dicevo per dire."

"E allora non dire."

Cerco di farti una carezza, non sono una donna di gesti, sono una donna di brividi immobili, Mia, ci provo, tu però ti scansi subito.

"Sei capace di un po' di amore?" ti chiedo.

Tu mi guardi fisso negli occhi, dici "pensa a te" ed esci di nuovo.

Penelope non riconosce Ulisse quando lo vede tornare.E io non riconosco te.

Una madre non lo fa, dicono gli esperti.Non si leggono i diari, non ci s'infila nei pensieri dei figli.I ladri entrano dalla finestra. I ladri, non le madri.Una madre non lo fa, ripetono.

Scusami, ma la tua bocca è chiusa, Mia. E come faccio a capirti se non ti scippo i pensieri dalla carta.Scusami, ma la tua porta è blindata, Mia. E come faccio a entrarti dentro se non passo dalla finestra.Una madre non lo fa, assicurano.Farò in fretta, un passo dopo che te ne sei andata, un passo prima che torni. li leggerò e mi scriverò.Una madre non lo fa, io sì."


...in questo libro c'è anche un bellissimo e sconvolgente finale.


12 agosto 2007

ma le stelle quante sono

"E mi ritrovo ancora qui,

a parlare al cielo.

Ha le braccia grandi

e il sorriso che sa di scintille.

E' vestito di tutto punto,è vestito di stelle.

Fa paura questo gigante

che mi accarezza la testa

che mi guarda vivere e non dice niente.

E vorrei contare le sue stelle,per conoscerlo meglio,

per scoprirlo amico.

Ma le stele quante sono?

tante..troppe


in poco più di due giorni mi sono divorata questo di libro di G.Carcasi "Ma le stelle quante sono".Scorrevole nelle sue parole semplici,ma dirette...pronte ad affondare la spada in un cuore mutevole nei sentimenti. Questo libro è una partita a ping pong,un diario scritto a due mani..da un lato c'è Alice,18enne rivoluzionaria con la paura di saltare senza materasso sotto e dall'altro Carlo,un ragazzo in piena metamorfosi..una storia raccontata da due prospettive,quella maschile e quella femminile.
...certo la Carcasi ha reso Carlo molto più sentimentale di quanto nella realtà un ragazzo lo sarebbe realmente...ma l'idea è comunque buona.
Per darvi un'idea dello stile vi posto la prima pagina:


Una vecchia canzone diceva :
"tu sai tutto sulla realtà del mercato e qui io ammetto di essere negato. Ma a inventare quel che non c'è forse son più bravo di te.. Tu hai i soldi , io la fortuna di trovar fiori nella spazzatura. Perché a trovar quel che non c'è io forse son più bravo di te".
E allora lascia perdere i conti e le cifre.
Sai dire quanto amore hai dentro ?
Un chilo ?
Un litro ?
Non lo sai eh ?
E allora lascia perdere la matematica.Inventa quello che non c'è.Perché quello che c'è è di tutti.Ma se riesci a trovare quello che non c' è bhe allora hai qualcosa di solo tuo.
E se qualcun altro vede quello che vedi tu, bè allora hai trovato qualcuno che ti vive.
Non lasciartelo sfuggire.
Fermalo!
Vivilo!
Scrivilo.!
Le storie sono come le persone.Non sono fatte per restare sole.
Da qualche parte nel mondo c' è qualcuno che vive una storia che si specchia nella tua.Guardati intorno!Quel qualcuno non è tanto lontano da te.E' l'altra metà del libro.Non perdere tempo a scrivere altre pagine… Cercalo!
Il resto lo scriverete insieme.Perché non c'è niente di più riuscito di due storie che si intrecciano!




Alice e Carlo si rincorrono nell'imbranaggine di quell'età,tra le delusioni e le prime esperienze...Carlo che crede nella "magia" di un oggetto trovato per caso ed Alice che scrive sul soffitto le frasi che ama...divisi non sanno vivere,insieme sanno anche contare le stelle..351.
Arrivata alle ultime pagine si capisce che questo diario Alice la scritto per la sua sorellina,Milla..e questa è la lettera finale che conclude questo spensierato bel libro
Ma Le Stelle Quante Sono ..L'ho scritta per Te qusta storia, Milla..Perchè, quando tu avrai diciotto anni, io avrò già dimenticato i miei e non potrò aiutarti a viverli..
Perchè il mio cuore avrà già rallentato e ti guarderò distante:
soffrirai di un amore che mi sembrerà troppo giovane per piangerci, ti dirò "Dai Milla, sono sciocchezze..",
come se non avessi pianto anch'io per un amore simile..
Ti guarderò sorridere senza un motivo, quando avrai fatto l'amore per la prima volta e penserai di poterti mettere il mondo in tasca, perchè è piccolo in confronto a quello ke hai dentro. E io avrò già dimenticato cosa significa sorridere senza un motivo.."Perchè ridi?"

Te le chiederò, perchè essere grandi è un po' come tornare bambini: si chiedono sempre i perchè. Tu, invece, non te ne chiederai tanti, amerai e basta, così, senza un perchè..
Non sarò onesta, perchè è difficile essere onesti coi propri ricordi.
Però, sono stata previdente: ho rinchiuso quei ricordi nella carta, nei margini di un foglio, quando erano ancora vivi, lucidi d'inchiostro..Così, potrai leggere di una sorella più vicina a Te e ti sentirai meno sola..E' per Te questa storia Milla..Forse all'inizio, non ti piacerà..
Forse ti sembrerà assurda e non vorrai crederle: come si possono vivere tante emozioni in così poco tempo? Lo scoprirai, Milla, lo scoprirai.
E capirai, che a diciotto anni, il cuore scatta e corre più veloce dei minuti, più veloce dei secondi..Bussa, bussa, bussa..e tu non guarderai allo spioncino, perchè a diciotto anni si ha tanta fretta e poco sospetto..
Non chiederai!"Chi è?", aprirai la porta e lo lascerai entrare. E ogni volta chiederai al tuo cuore "Che vuoi?"; la risposta sarà sempre la stessa "Un po d'Amore!!"..e qualche volta, lo caccerai dal petto, gli darai dello stupido, gli dirai di andarlo a cercare da qualche altra parte.Ma, il più delle volte, lo farai accomodare e gli darai quello di cui ha bisogno. E anche quando qualcuno te lo farà a pezzi, e ti sembreranno troppo piccoli per essere rimessi insieme, basterà un nuovo incontro per guarire. Perchè, a diciotto a diciotto anni, la carne cicatrizza subito.
Lo scoprirai MIlla, lo scoprirai. E capirai che il tempo, questo tempo corre, che ci cronometra la vita, che ci da il ritmo, non è poi così veloce...
SUPERALO MILLA; TAGLIA IL TRAGUARDO PRIMA DI LUI!..io ti guarderò vincere e sarò fiera di Te..e forse anche di Me...